Viabilità e sicurezza: dalle parole devono seguire i fatti

La sessione di agosto del Gran Consiglio ha affrontato diversi temi anche per le nostre regioni. Tra questi, la politica della viabilità e la lotta alla criminalità organizzata.
Una donna con lunghi capelli castani, indossa un abito bordeaux e una camicia bianca. Sorride con espressione professionale di fronte a uno sfondo neutro.

Durante l’ora delle domande ho nuovamente sollevato il tema del limite di 30 km/h sulle strade cantonali orientate al traffico. Un anno fa il Gran Consiglio aveva accolto la richiesta dell’UDC di adottare un atteggiamento restrittivo nell’introduzione di nuove zone 30. Nel frattempo, anche la Confederazione ha inasprito le condizioni: dal 1° ottobre 2026, prima di ridurre la velocità su una strada orientata al traffico, dovrà essere verificato anche il rischio di spostare il traffico verso strade secondarie e quartieri residenziali. Nella sua risposta, piuttosto scoraggiante purtroppo, la Consigliera di stato Carmelia Maissen ha tra l’altro sottolineato che nei Grigioni questa problematica praticamente non si pone, poiché in molte località la strada cantonale rappresenta l’unico vero asse di transito. È per esempio il caso della Valposchiavo. Ma proprio da questa constatazione per me deriva anche una conclusione chiara: se la strada cantonale è l’unico asse di transito, deve poter svolgere questa funzione. Il limite di 50 km/h deve quindi rimanere la regola e quello di 30 km/h un’eccezione debitamente giustificata. Sarà una mia ambizione verificare che anche la futura prassi cantonale rispetti questo principio fondamentale per il flusso del traffico, specialmente rilevante per le nostre regioni, dove l’unico asse è la strada cantonale.

Un secondo tema centrale è stato quello della criminalità organizzata. Il neo granconsigliere mesolcinese Romano Losa ha dato subito un segnale chiaro nella sua prima sessione, sollevando con determinazione la questione dell’obbligo temporaneo del casellario giudiziale e chiedendo perché la misura sia limitata al Moesano e a pochi mesi. Nel mio intervento sull’interpellanza Censi concernente „Permessi di dimora, criminalità organizzata e strumenti preventivi” ho inoltre insistito sulla necessità di migliorare concretamente lo scambio di informazioni tra Polizia cantonale, Ufficio della migrazione, Comuni politici e Comuni patriziali. Il Ticino dimostra che controlli più severi non sono solo possibili, ma producono risultati concreti: l’obbligo del casellario giudiziale ha permesso di individuare numerosi casi problematici e ha mostrato anche un effetto preventivo. In particolare nelle regioni esposte servono quindi controlli rigorosi, competenze chiare e procedure efficaci. Le intenzioni espresse dal Governo vanno nella giusta direzione, ma ora ci aspettiamo che seguano i fatti.

La sessione ha portato per me anche una nuova responsabilità: il Gran Consiglio mi ha eletta nella Commissione per l’ambiente, i trasporti e l’energia (CATE). La viabilità è da sempre una delle mie priorità politiche. Questa nuova funzione mi permetterà di approfondire ulteriormente importanti dossier cantonali e di rappresentare anche le esigenze delle regioni periferiche. Tra queste rimane per me prioritaria la ricerca di una soluzione concreta per la circonvallazione di Le Prese, un progetto fondamentale per migliorare la qualità di vita della popolazione e la viabilità dell’intera Valposchiavo.