Il popolo deve avere l’ultima parola

Gli accordi Bilaterali III non sono trattati qualsiasi. Incidono sul nostro ordinamento, sul federalismo e sull’autonomia decisionale della Svizzera.
Mani che inseriscono una busta con una scheda elettorale in una urna. Un dito è posato su un'indicazione per votare.

Il 12 agosto 2026 il Consiglio federale ha ribadito la propria posizione: anche dopo la proposta della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati di creare una base costituzionale per sottoporre gli accordi con l’UE al referendum obbligatorio, continua a difendere il referendum facoltativo. Una scelta difficilmente comprensibile. Gli accordi Bilaterali III non sono trattati qualsiasi. Incidono sul nostro ordinamento, sul federalismo e sull’autonomia decisionale della Svizzera. Proprio per questo una decisione di tale portata necessita della massima legittimazione democratica: non soltanto della maggioranza del popolo, ma anche di quella dei cantoni.

Uno sguardo oltre confine mostra quanto sia preziosa la nostra democrazia diretta. Nell’UE persino un milione di firme non porta a una votazione popolare, ma solo all’esame di una proposta da parte della Commissione europea. In Svizzera, invece, sulle questioni fondamentali il popolo ha l’ultima parola.

Perché dovremmo rinunciare proprio a questa forza? Del resto, il referendum obbligatorio non impedisce al popolo di approvare gli accordi. Garantisce semplicemente che, prima di una decisione così importante, tutti possano esprimersi e che anche i cantoni – pilastro fondamentale del nostro Stato federale – abbiano il peso che la Costituzione attribuisce loro. È quindi sconcertante che il Consiglio federale tema i presunti rischi di un referendum obbligatorio più della perdita di fiducia nelle nostre istituzioni. Chi è convinto della bontà degli accordi non dovrebbe temere il verdetto del popolo. Ora spetta al Parlamento dimostrare coraggio. Su questioni fondamentali per il futuro del nostro Paese vale un principio semplice: la Svizzera ha bisogno di più democrazia e federalismo, non di meno.

Gabriela Menghini-Inauen
Deputata al Gran Consiglio