“Una montagna? Macché: 12”

Dal 24 luglio al 23 settembre di quell'anno Rilke rimase nella Pension Willy, nome dell'attuale Hotel Palazzo Salis;.
Donatella Rivoir
7 min
Un gruppo di persone sedute su un prato verde, mentre un paio di partecipanti reggono uno striscione bianco sotto un albero.

Con l'approssimarsi del centenario della morte di Rilke, Raimund Rodewald, ex direttore della Fondazione svizzera per la protezione del paesaggio, conoscitore di Rilke e dei luoghi che hanno ospitato gli ultimi anni del poeta, tanto d'aver conosciuto i proprietari del Chateau de Muzot, ha contattato la Fondazione Rilke e il Teatro del Tempo per organizzare assieme a loro un evento celebrativo. Ha preso le mosse così il Festival Rilke 2026 il cui programma si estende in quattro valli diverse frequentate dal poeta, dal 28 agosto al 6 dicembre di quest’anno: le 11 giornate intendono ripercorrere gli ultimi anni di vita trascorsi in Svizzera.

Nel giugno1919 l'invito ufficiale del circolo letterario Hottingen di Zurigo gli offrì il pretesto e i mezzi per ottenere il visto d'ingresso in Svizzera e lasciare la Baviera dove vigeva una violenta repressione. Rimase in Svizzera fino al 1926, anno in cui la leucemia pose termine alla sua esistenza. Visitò Inga Junghanns, la sua traduttrice per il danese, a Sils Baselgia e, dopo aver passato qualche giorno nei luoghi che avevano ospitato Friedrich Nietzsche, prenotò una camera a Soglio, data la sua vicinanza con l'Italia, da lui molto frequentata e fonte ispiratrice.

Da fine luglio a settembre del 1919 Rilke rimase nella Pension Willy, nome dell'attuale Hotel Palazzo Salis; lentamente trasformò la sua iniziale insofferenza per la presenza ingombrante delle montagne che gli limitavano la vista verso il cielo e verso sud. Cercò uno spazio per meditare e scrivere: fu concesso a lui solo e per la prima volta di usufruire della biblioteca della camera numero 15, dove compose “Ur Geräusch”; muovendosi in cerchi concentrici crescenti, il giardino del Palazzo Salis e i castagneti gli fornirono pace e ne apprezzò la grandiosa bellezza, in fuga dai turisti e dall'esagerata bellezza della valle che affrontava grazie all'ironia: “Una montagna? Macché: 12!”. Dell’unico testo composto a Soglio hanno dato lettura Graziella Rossi e Helmut Vogel: i due attori hanno inframezzato con molti interventi le giornate tra venerdì 28 e domenica 30 agosto.

Il testo descrive la nascita della visione musicale dei fenomeni naturali: Rilke descrive gli eventi della vita che lo hanno portato a cercare una corrispondenza tra i disegni che la natura offre nelle infinite manifestazioni del creato e le vibrazioni dell'animo umano (“Schwingungsraum”) come fossimo tutti soggetti ad un fonografo cosmico. Così la sutura del cranio, studiato all’Ecole des Beaux Arts, il letto del Nilo, così spesso raccontatogli dalla moglie Clara Westhoff, le crepe nel legno o le correnti dei venti, ascendenti e discendenti, potrebbero tutti trasformarsi in spazio sonoro.

All'interno del Festival, accanto alle letture dei testi di Rilke o a lui ispirati, c'è moltissimo spazio dedicato alla musica: i tre giorni bregagliotti sono cominciati con una performance sonora eseguita da Anne Schmid su Only di Morton Feldman. Nella chiesa di San Lorenzo il 29 si è esibita Svea Schildknecht su una composizione creata appositamente da Daniel Glaus: in ognuno dei quattro luoghi che ospiteranno il Festival ci sarà una diversa interpretazione di An die Musik e nell'ultima tappa nel vallese saranno ascoltabili tutti insieme. La sera del 29 a Palazzo Castelmur è stato possibile ascoltare un melodramma per voce recitante e pianoforte, ultima composizione di Viktor Ullmann nel campo di concentramento di Theresienstadt. Tratto da “Die Weise von Liebe und Tod des Cornets Christoph Rilke”, è stato recitato da Helmut Vogel ed eseguito al pianoforte da Risch Biert.

Il titolo del Festival si ispira ad una lettera a Ilse Jahr nella quale lo scrittore riflette: “Wer bin ich? Ich wandle und wandle mich”, al centro della performance artistica di Anne Schmid e Edith Helfer e della riflessione di Chasper Pult. Il mediatore culturale e professore ha condito l'intero Festival, grazie alla sua conoscenza letteraria e della Valle, con interventi di grande simpatia e interesse. Il 28 ha letto il testo “Der Panther” che il professor Manfred Koch ha interpretato come se la pantera fosse Rilke e la gabbia la sua condizione esistenziale. La sua natura e la sua creatività superiore fin da ragazzo è stata costretta, mutilata dalla scelta paterna delle scuole militari per lui. Chasper Pult è solito presentare le persone presenti e valorizzarne il lavoro: per l'occasione, con grande gioia, in sala era presente Alfons Clalüna, autore di una mirabile traduzione della pantera in romancio.

Durante la passeggiata che da Soglio ha condotto i presenti a Castasegna, il divulgatore culturale ha analizzato alcune delle caratteristiche che hanno rappresentato la Bregaglia nel suo passaggio da paesaggio rurale ad oggi. La Bregaglia è stata descritta nella sua particolarità geografica: con gli alpeggi in Engadina e la sempre presente sensazione di essere una terra di confine. Il paesaggio, un tempo prettamente contadino, è stato oggetto di un'operazione di industrializzazione dall'intervento dell’ewz nel 1961 in poi e tuttavia affronta oggi consapevolmente il proprio passato con maggiore cura: i contadini che ancora lavorano la terra, i villaggi e i prodotti della terra rappresentano una parte molto importante del patrimonio locale. Lo spopolamento che ha visto passare il numero di abitanti da 2170 nel 1803 a 1434 nel 1990 si è oggi stabilizzato intorno ai 1600 individui e la Bregaglia tende a trasformarsi in paesaggio culturale e artistico piuttosto che terra di passaggio; contribuiscono i natali dati ad artisti di fama mondiale come Giacometti, o meno conosciuti come lo scrittore Andrea Maurizio, autore del melodramma “La stria o i stinqual da l'amur” e poeti come Guido Giacometti, ma molti altri se ne potrebbero aggiungere; la Valle è inoltre diventata terra d'elezione per altrettanti artisti.

Dal 2010 si è superata la frammentazione amministrativa con l'accorpamento nell'unico Comune di Bregaglia. L'excursus storico è seguito all'intervento di Raimund Rodewald che ha raccontato per sommi capi l'influenza di Friedrich Nietzsche, Oswald Spengler e Henry Bergson nelle riflessioni sull'unicità dell'essere, sul peso dell'esistenza e sulla difficoltà ad entrare in contatto e comprendere l'unicità altrui. Paradossalmente scrive Rilke: “Da solo con un morto non si è così esposti come da solo in mezzo agli alberi”. Direttore della Fondazione svizzera per la tutela del paesaggio dal 1992 al 2024, Rodewald si dice molto felice della forma trovata per celebrare il giubileo rilkiano, celebrato domenica a Stampa con quello su Alberto Giacometti: ciò che lo ha sempre interessato molto è la convergenza di molteplici sguardi su un tema. Preziosa la collaborazione di Mario Pagliarani, ideatore della Via Lattea di Locarno e del Teatro del Tempo, quella di Fanny Audeoud e Philippe Imwinkelried della Fondazione Rilke e di Mirella Carbone e Joachim Jung dell’Istituto di ricerca sulla cultura grigione, presenti con i partecipanti di un viaggio culturale organizzato dal Kulturbüro di Sils. In Bregaglia sono state coinvolte diverse strutture ricettive e i partecipanti hanno compiuto un minimo pellegrinaggio che ha toccato i villaggi di Soglio, Castasegna, Promontogno e Stampa consentendo loro una prima conoscenza del territorio e dei custodi della cultura, visitando, tra gli altri, la Ciäsa Granda e il Palazzo Castelmur.

Le prossime tappe si terranno a Winterthur e Berg am Irchel il 3 e 4 ottobre, a Locarno e dintorni dal 23 al 25 ottobre e a Sierre, Raron e dintorni dal 4 al 6 dicembre. Proseguirà il tentativo di esplorare il vastissimo mondo dell'autore di moltissime epistole, componimenti in prosa e in versi vissuto a cavallo tra il 1800 e il 1900. Il sindaco di Bregaglia ha spiegato che la manifestazione è stata sostenuta dal Comune proprio per l’originalità e per il particolare sguardo al territorio.