L'incontro è ben riuscito. Nel fienile era installato un grande schermo con alcune opere e la loro descrizione. L'artista ha studiato a Tokyo e all'Accademia di Brera e comunica in italiano, mentre Davide Fogliada ha tradotto simultaneamente per i presenti germanofoni.
Haruka ha portato a casa degli ottimi ricordi della Bregaglia, dove ha trovato delle persone molto collaborative. La sua installazione per la Biennale Bregaglia 2026 si trova a Promontogno, in uno spazio messo a disposizione da Milena Pedroni-Wazzau.
La curatrice ha introdotto la serata spiegando l'etimologia di Ferragosto: le ferie dell'imperatore Augusto, il momento in cui si può ringraziare per il raccolto estivo. L'incontro con Haruka capita nel momento dell'anno in cui il cielo manifesta tutta la sua spettacolarità con gli sciami di stelle cadenti. Anna Radaelli lo trova particolarmente adatto per celebrare la passione dell'artista per le costellazioni e per la centralità in cui la Biennale pone il mondo contadino e la sua costante ciclicità. Al centro del lavoro dell'artista ci sono i processi, in gioco con la percezione degli spettatori; le interessa la sovrapposizione tra le intenzioni dell'artista e del caso.
Nel suo portfolio c’è un’opera composta da 25'000 spilli che, pressati, creano uno spazio di assoluta oscurità: questa non è data da un pigmento ma dall'assorbimento della luce. C'è inoltre un lavoro su un misterioso oggetto presente in “Melancholia I” di Albrecht Dürer, una specie di monolito nero che Haruka ripropone con la stessa tecnica suddetta.
Per la Biennale si è concentrata sulla continua transizione del colore sulle bolle di sapone e sui giochi creati dalla luce riflessa su una ciotola di acciaio: il colore, nelle sue creazioni, deriva solo in minima parte della pittura, principalmente dalla combinazione di luce e spazio.









